Salta al contenuto principale

Astrazeneca, gli esperti rassicurano: "Niente allarmismi, approfondimenti doverosi", ma si moltiplicano i decessi "sospetti"

In coma donna di 54 anni di Napoli: "Prima del vaccino, era sanissima"

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
4 minuti 59 secondi

ROMA - La sospensione della somministrazione per il vaccino di AstraZeneca decisa dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa su tutto il territorio nazionale - dopo alcuni eventi avversi ed in attesa della pronuncia dell'ente europeo per i medicinali Ema - è un atto dovuto e di "cautela" ma "vanno evitati gli allarmismi".

Dal direttore generale Aifa Nicola Magrini al farmacologo Silvio Garattini, è questa la posizione condivisa dalla maggioranza degli esperti, che sottolineano come gli eventi trombotici associati al vaccino evidenzino un tasso analogo a quello registrato nella popolazione generale, anche se in Germania si è registrata una particolare forma rara di questa patologia.

A tranquillizzare è innanzitutto Magrini: "C'è stata una sospensione perché diversi paesi europei, tra cui Germania e Francia, hanno preferito sospendere in presenza di alcuni recentissimi e pochissimi casi di eventi avversi in donne e giovani, e ciò ha suggerito uno stop di verifiche prima di ripartire. A giorni attendiamo l'Ema" ma "chi ha già fatto il vaccino può e deve restare sicuro. Io mi sento di dire - ha ribadito - che il vaccino è sicuro, anche avendo rivisto tutti i dati".

L'Ema, rassicura anche il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, "si riunirà a breve per chiarire ogni dubbio in modo da poter ripartire al più presto e in completa sicurezza con il vaccino AstraZeneca nella campagna vaccinale. Confidiamo, perciò, che chi ha ricevuto la prima dose riceverà la seconda nei tempi previsti".

Finora, ricorda Rezza, "in Italia sono state somministrate quasi 7 milioni di dosi" con "limitatissimi eventi avversi gravi. La sospensione temporanea per AstraZeneca è stata decisa in via solo precauzionale in accordo con Germania e Francia".

Parla di un "atto giusto e di cautela" il direttore dell'Istituto Mario Negri Silvio Garattini e sulla stessa linea è il genetista Giuseppe Novelli, che evidenzia un ulteriore aspetto: i soggetti che hanno ricevuto già una prima dose "sono in teoria confrontabili dal punto di vista immunologico con soggetti guariti da Covid-19, per i quali l'indicazione è di effettuare una sola somministrazione di vaccino dai 3 ai 6 mesi dalla guarigione".

Tuttavia, ai fini di un eventuale posticipo della seconda dose di AstraZeneca dopo le 12 settimane previste - se ciò dovesse rendersi necessario - "sono necessari ulteriori verifiche di laboratorio".

Ad evidenziare come non ci sia un maggior rischio di trombosi legato al vaccino è anche la Società Italiana per lo Studio dell'Emostasi e della Trombosi (SISET). Al 10 marzo, il sistema di vigilanza europeo aveva registrato 30 casi di eventi trombotici in 5 milioni di soggetti vaccinati con il vaccino AstraZeneca. Questo numero, afferma, "è paragonabile al tasso di trombosi abitualmente registrato nella popolazione generale e al momento non è possibile stabilire se ci sia stato un nesso di causalità tra la vaccinazione e gli eventi trombotici o se gli eventi siano avvenuti solo per coincidenza".

Se un nesso non è dunque al momento ipotizzabile, dalla Germania è però giunta una ulteriore segnalazione in corso di approfondimento: l'istituto federale tedesco per i vaccini Paul Ehrlich ha evidenziato un "accumulo impressionante di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara (trombosi della vena del seno) in connessione con una carenza di piastrine del sangue (trombocitopenia) e sanguinamento in prossimità temporale alle vaccinazioni con il vaccino Astra-Zeneca". Questo tipo di trombosi colpisce soprattutto le donne e ha una incidenza di 5 persone su un milione. I dati sono ora in fase di ulteriore analisi da parte dell'Ema. 

Intanto però va avanti l'inchiesta della Procura di Biella. Ipotizza l'omicidio colposo, al momento contro ignoti, sulla morte di Sandro Tognatti, avvenuta a diciassette ore di distanza dalla somministrazione del vaccino AstraZeneca.

In attesa dell'autopsia, in programma questa mattina, il procuratore Teresa Angela Camelio, che coordina le indagini, non ha escluso la "sussistenza di nesso eziologico" tra l'inoculazione e il decesso.

E, prima ancora che l'Aifa vietasse del tutto l'uso del vaccino, ha disposto il sequestro del lotto 'incriminato'. Oltre 393mila flaconi che i carabinieri del Nas hanno prelevato in tutta Italia, negli hub di distribuzione e nei centri di vaccinazione a cui erano stati consegnati.

Il lotto ABV5811 è stato il secondo a finire sotto sequestro dopo l'ABV2856, bloccato nei giorni scorsi in seguito alla morte del sottufficiale della Marina militare Stefano Paternò in Sicilia, dove oggi gli ispettori del Ministero della Salute si sono recati all'ospedale Umberto I di Siracusa, senza rilevare anomalie, e nella base militare di Augusta, dove era di stanza il sottufficiale. Sulla sua morte indaga la procura di Siracusa che, in attesa dell'esito dell'autopsia e dei risultati degli esami istologici e tossicologici, ha autorizzato i funerali.

Esclude legami con la vaccinazione anti Covid, invece, la Procura di Agrigento in merito al decesso di un operatore sanitario di Licata in servizio in una casa di riposo di Palma di Montechiaro. All'uomo, per altro, era stata inoculata una dose Pzifer.

Biella si aggiunge dunque alle altre procure che già indagavano sul vaccino, tra cui appunto Catania, Trapani, Siracusa, Bologna e Napoli. E proprio nel capoluogo campano si registra un altro caso sospetto, quello della 54enne Sonia Battaglia. La donna lotta tra la vita e la morte all'ospedale del Mare, ricoverata in terapia intensiva dopo una dose AstraZeneca del lotto ABV5811, lo stesso del professore biellese. Come il musicista, non aveva patologie pregresse: "E' sempre stata sana come un pesce - raccontano i famigliari - e anche dopo il vaccino sembrava stesse bene, tanto che è andata a lavorare. Due giorni dopo ha avuto la febbre, dormiva in continuazione, non riusciva a parlare" fino a diventare "totalmente immobile".

I legali dei famigliari di Anna Maria Mantile, la professoressa deceduta a Napoli a distanza di alcuni giorni dalla somministrazione di una dose del vaccino anglo-svedese, hanno intanto chiesto alla Procura di Napoli l'acquisizione della documentazione sui dati inerenti le controindicazioni emerse nel corso della fase sperimentale del vaccino, somministrato ad oltre un milione di italiani. Per l'esattezza, le dosi utilizzate sono 1.093.800 sulle 2.196.000 consegnate, ovvero il 49.8% di quelle arrivate nel nostro paese. Le prime inoculazioni l'11 febbraio, quando ne furono fatte 2.919, mentre il picco al momento è stato raggiunto venerdì scorso, con 64.684 dosi somministrate.

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy